News From Nowhere
ALLA SANITÀ
Pubblicato da raffaeleguaragna il gennaio 8, 2012 · Lascia un commento (Modifica)
Domenica pomeriggio e sono solo a casa.
Oggi niente Calcio: il campionato si è giocato ieri e il mio telefono tace ormai da un paio di giorni. Il dvd non funziona più.
Esco e non ho idea di dove andare; magari i soliti luoghi, il solito itinerario alla ricerca casuale di qualche amico con cui chiacchierare un po’.
Mentre attraverso il Ponte penso di scendere: “Scendere alla Sanità”. Il quartiere è appena sotto casa mia, ma in tutti questi anni ci sarò stato 3-4 volte. La Sanità é un luogo ignoto, precluso a qualsiasi flusso turistico, isolato nelle sue peculiarità.
Sono appena arrivato a piazzetta Sanità e ho già perso l’orientamento; ho perso il mare, il primo riferimento in questa città. I motorini stranamente tacciono, è domenica pomeriggio e qua si mangia fino a tardi.M’ inoltro per strade che non conosco; non ho una meta ma mi piacerebbe raggiungere un posto che ho visto in foto. È una sorta di voragine, o meglio una cava di tufo, circondata da alti palazzi, piena di grotte e gallerie che, a quanto pare, sono utilizzate come garage, depositi di fuochi d’artificio e quant’altro è necessario occultare…
Giro a sinistra e m’infilo per “vicarielli” angusti, quelli che escono nei film con i panni appesi tra casa e casa, quelli che sono definiti “pittoreschi”. Salgo una scalinata e su ogni gradino è parcheggiata una moto, tutte allineate una accanto all’altra.
Proseguo per una ripida rampa, mentre i nomi delle strade diventano sempre più insoliti; attraverso costoni di tufo alti 7/8 metri in mezzo ai quali si apre ora una porticina, ora un locale angusto, ora un intero palazzo. Penso a come deve essere abitare qui dentro e prefiguro il panorama che dovrà vedersi da lassù.
Arrivo in cima ma la strada s’interrompe a causa di un cancello chiuso, allora giro su me stesso e finalmente riesco a veder un quarto di mare. È molto lontano il mare da quassù.
Ridiscendo per nuove strade. I cumuli di spazzatura si alternano a vicoli ciechi dove il profumo e il viola del glicine mi riempiono la vista. Dalle finestre dei bassi vedo gente che guarda la tv, altri invece giocano, come ogni domenica pomeriggio, a tombola. Sorrido e vado avanti. Ogni tanto scambio un saluto con qualcuno. Per lo più signore del quartiere. Ad una di queste domando dove porta una scala e lei mi risponde “Miracoli”, io capisco e salgo.
E il miracolo si compie davvero, perché a piazzetta miracoli, nel cuore della sanità è festa. C’è un palco montato al centro della piazza davanti al sagrato della chiesa. Gli altoparlanti suonano il liscio, la gente sta tutta intorno alla piazza, incuriosita dall’evento e dalla musica.
L’associazione “Miracoli Futura”( un nome da far invidia a Berlusconi e Forza Italia) ha organizzato una festa per i vecchietti del quartiere. Un improbabile presentatore auspica per questi una serena vecchiaia a casa e non in “istituto”, tuttavia i vecchietti presenti in platea preferiscono rimanere ben saldi sulle loro sedie e guardare lo spettacolo di un palcoscenico vuoto. Sul palco c’è una sola signora: indossa una tuta nera e viola, un cappellino da pizzaiolo bianco e un grembiule. È abbastanza tracagnotta ed è la stessa che all’angolo della piazza ha il banchetto del cocco e dei lupini.
Io, ovviamente, rimango alla festa…
Attorno a me c’è un’infinità di bambini. Bambini e bambine che vestono l’abito della domenica ormai macchiato dappertutto. Tutti sono in carne, in omaggio all’opulenza culinaria di questa città. Tutti hanno un orecchino ben vistoso: è un proliferare di cerchi, brillantini, simboli vari e croci luccicanti. I ragazzi più grandi rimangono, invece, ai lati della piazza. Si divertono, ma ovviamente non possono darlo a vedere, in fin dei conti si tratta di una festa per vecchi con il liscio. Stanno sui motorini e si passano uno spinello.
Le donne del quartiere sono belle. La maggior parte bada ai figli e sono tutte vestite male e truccate in maniera vistosa.
Alla Sanità per moltissimi la vita è nascere, crescere per strada, un minimo d’istruzione, e mettere su famiglia. Niente di più.
La festa comincia a decollare: alla tizia con il grembiule si sono aggiunte altre persone. Una ragazza bruna con occhiali da sole, ormai inutili vista l’ora, balla in maniera molto scoordinata. Le vecchiette sono salite sul palco e finalmente anche un uomo s’è unito alla compagnia.
La gente attorno a me aumenta con il diminuire della luce del sole.
Io rido di me stesso per quanto mi sto divertendo e di quanto può ancora essere genuina Napoli. Nel frattempo mangio lupini e bevo la mia Peroni. È una buona domenica.
